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Arte

TUTTE LE FORME CONTEMPORANEE DELL’AMORE

amore

In mostra a Milano ci sono alcuni dei più conosciuti artisti del nostro tempo. E tutti, attraverso le loro opere, ci parlano del sentimento più importante di Giovanni Salerno

 

I grandi nomi dell’arte contemporanea raccontano l’amore. È questa, in poche parole, l’essenza della mostra del Museo della Permanente di Milano. Yayoi Kusama, TomWesselmann, Andy Warhol, Robert Indiana, Gilbert & George, Francesco Vezzoli, Tracey Emin, Marc Quinn, Francesco Clemente, Joana Vasconcelos e molti altri sono gli artisti che Danilo Eccher, il curatore, ha scelto, tracciando un percorso artistico fortemente emotivo. «Ogni gesto artistico, in definitiva, è un atto d’amore per l’umanità intera prima ancora che alla singola persona, – commenta Emanuele Fiano, Presidente del Museo della Permanente di Milano – e questa selezione di opere dedicate espressamente all’amore è l’occasione più propizia per far tornare all’arte quanto ci ha dato. Si tratta, infatti, di una mostra di caratura internazionale che annovera artisti capaci, ciascuno secondo la propria progettualità creativa, di segnare il nostro tempo. Dopo l’ampio successo riscosso a Roma, questa rassegna offre anche alla cittadinanza milanese un’esplosione di forme e di colori scaturiti da un sentimento totale, unico, come l’amore, la risorsa più disponibile per cambiare il mondo». Per avere un’idea dell’importanza delle opere in mostra, L’arte contemporanea incontra l’amore si apre con il famosissimo Love (1966-1999), un quadrato di lettere che Robert Indiana ha tracciato agli inizi degli anni ‘60 e che da allora continua a rappresentare l’icona più forte e suggestiva di un’immagine che si fa parola, che invade lo spazio, che espone l’essenza dell’arte stessa. Non poteva mancare Andy Warhol con la sua One Multicoloured Marilyn (Reversal Series): un’affascinane interpretazione dell’ingorgo emotivo dell’amore. Non mancano le video-installazioni che raccontano differenti linguaggi sperimentati da Ragnar Kjartansson, Tracey Moffatt, da Nathalie Djurberg e Hans Berg. Molto particolare l’opera Coração Independente Vermelho #3 (PA) [Red Independent Heart #3 (AP)], il gigantesco cuore fatto di posate di plastica rosse di Joana Vasconcelos che canta, con la voce di Amalia Rodriguez, l’incanto del fado. Si contrappone così l’armonia della musica alla cantilena della tristezza, l’immagine simbolica dell’amore alla quotidianità ripetitiva raccontata dalle posate di plastica con cui la Vasconcelos rincorre ora gli aspetti più tormentati del simbolo, ora quelli più concettuali della grammatica compositiva. “Parlare d’arte – ha scritto Danilo Eccher riguardo alla mostra – è dunque sempre un parlare d’amore, anche quando questo presenta le smorfie orribili della violenza, della sopraffazione, della crudeltà. Raccontare l’amore non è dunque un compito dell’arte, è la sua essenza stessa, la sua natura, il suo scopo, il suo ultimo pensiero. Ecco quindi che una mostra d’arte non può non essere anche un’esibizione dei vestiti dell’amore, delle sue maschere, dei suoi monili, dei suoi profumi, dei suoi trucchi”. I visitatori sono coinvolti in prima persona: sono infatti invitati a lasciare la propria testimonianza all’interno del percorso espositivo, per creare un’opera d’arte nuova, che cresce giorno dopo giorno. Per tutti è prevista un’audioguida: il percorso dura 45 minuti ed è possibile scegliere il narratore fra quattro personaggi provenienti da mondi diversi (John Fitzgerald Kennedy, Amy Winehouse, David Bowie, Coco Chanel e Lilly e il Vagabondo).

L’arte contemporanea incontra l’amore
Museo della Permanente, Milano
Fino al 23 luglio 2017

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