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LORENZO SURACI, L’ARTIGIANO DI RTL 102.5

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Da qualche anno è la radio più ascoltata in Italia. Il suo fondatore e attuale responsabile Lorenzo Suraci ci racconta le origini e la “filosofia” del network radiofonico: very normal people. di Guido Biondi

 

“Mio papà voleva farmi frequentare il Politecnico di Milano per diventare ingegnere. Mi sono diplomato al liceo scientifico di Vibo Valentia nel 1968. Sono vissuto a Vibo Valentia solo nei cinque anni dedicati allo studio: i miei genitori facevano la spola tra Bergamo e questo paese. In quegli anni eravamo tutti molto politicizzati, gli ultimi due anni praticamente era tutto un susseguirsi di scioperi. Poi ho iniziato a frequentare l’Università a Milano e, nel frattempo, lavoravo con mio zio nel campo della musica: orchestrine e balere a Bergamo. Poco dopo essermi sposato ho ritrovato un mio vecchio compagno della scuola media, l’Architetto Tebaldi, con il quale ho creato una piccola azienda partendo da zero, senza una lira, per gestire una discoteca, il Capriccio di Bergamo. Un concorrente faceva pubblicità della sua discoteca su Radio Zeta e così ho cercato di fare la stessa cosa e nel 1987 ho comprato Rtl. Da una piccola radio con il solo scopo di fare pubblicità alla discoteca si è presto creata una vera passione per il mezzo: le mie origini calabresi mi hanno suggerito un’unica frequenza fino al mare…”

Esiste ancora la sua discoteca di Bergamo?
Si ma è chiusa da quindici anni. Non l’abbiamo mai venduta. In realtà nessuno ci ha chiesto di comprarla… In questi ultimi anni la discoteca ha subito molte trasformazioni; oggi dare in gestione un luogo del genere senza sapere con chi hai a che fare…

Rtl è nata per pubblicizzare la sua discoteca: quando ha iniziato a trasformarsi in un vero network nazionale?
Nel 1990 stava uscendo una nuova legge sulle emittenti e mi è servita la competenza di ex-postale: quando ho capito i contenuti della legge Mammì ho portato il segnale ancora più lontano da Roma e, nel giro di un anno, abbiamo diffuso la radio sino in Sicilia. E, sottolineo, con grandi debiti.

Quanto vi è di suo nel modello della radio, nella sua organizzazione e nelle scelte editoriali?
Più di attribuire a me il “modello” direi che è nostro: ho sempre cercato una squadra e, col passare degli anni, è sempre la stessa. Da mio fratello ad Umberto ad Angelo, Paolo, Mario, dovrei fare tanti nomi… Lavora con noi anche il nostro ex Dj al Capriccio (ride, ndr). Mio fratello mentre amministrava continuava a studiare… Oggi siamo in 250.

I dati di ascolto collocano Rtl 102.5 la più ascoltata in Italia da qualche anno. Si ricorda la sua reazione la prima volta che è arrivato a questo risultato? Che responsabilità comporta essere la radio in vetta alle rilevazioni?
Una grandissima responsabilità se pensiamo che la radio è nata quasi per gioco. Quando si fanno dei debiti il gioco cessa di esistere: ai tempi ho investito 140 milioni… Parliamo di un periodo in pieno scompiglio dell’etere radiofonico. Quando ho compreso che, uscendo dal territorio di Bergamo, la radio non si riusciva più a sentire, mi sentivo fregato. Da quel momento è iniziata la costruzione di un’azienda vera e propria: agli esordi la radio era in mano agli umori dei Dj. Alcuni di loro venivano a suonare al Capriccio: ad esempio Alex Peroni – che lavorava a 105 e poi è venuto da noi -, Federico “l’olandese volante” e il più bravo di tutti, Leopardo, un numero uno (Leonardo Re Cecconi, ndr). Noi oggi abbiamo una concessione nazionale che significa grandi numeri. Abbiamo una radio con un prodotto che possa soddisfare al massimo le esigenze di tutti. Ecco perché – ad esempio – è nata subito l’informazione. Già dal 1990 abbiamo avuto 24 edizioni dirette da Fabio Santini. Prima ancora di Canale 5! Poi il calcio e gli eventi, U2 a Sarajevo su tutti.

Ascoltando il notiziario di Rtl la percezione è di trovarsi su un canale Rai…
Il mio modello di ispirazione è stata proprio la Rai!

A differenza dei network quali Radio Deejay, Rtl si contraddistingue per un grande marchio senza nessun protagonismo dei personaggi e dei Dj presenti.
Tutte le persone che lavorano a Rtl sono dei numeri uno. Se per numeri uno significa fare il proprio lavoro in maniera seria ed onesta. Avendo qualche anno più degli speaker cerco sempre di fare in modo che restino con i piedi per terra, “very normal”. Nel nostro ambiente succedono tante cose: quando c’è il successo ci vuole poco per perdere il contatto con la realtà. Vale anche per gli artisti che seguo direttamente, come i Dear Jack e i Kolors (Suraci è, insieme a Rds e RadioItalia-solomusicaitaliana, proprietario dell’etichetta Ultrasuoni, con Modà, Kolors, Dear Jack e altri artisti, ndr). Quando sono usciti da Amici avevano un tale successo da creare qualche problema per i singoli ragazzi. Il mio compito è fare in modo che questa parabola non si esaurisca, soprattutto quando l’exploit del successo arriva in fretta. Barnabei dopo neppure un anno di successo ha deciso di mettersi in proprio. A volte la giovane età non aiuta e si rischia di perdere la bussola.

L’etichetta discografica Ultrasuoni è stata una sua idea? Non c’è conflitto di interesse?
Ultrasuoni è arrivata insieme ai Modà, come etichetta nostra avevamo Baraonda. Insieme ai colleghi di Rds e RadioItalia abbiamo provato a fare le cose in grande ed è nata l’idea di Ultrasuoni. Conflitto d’interessi? Balle. Io faccio questo mestiere non vengo dalla farmaceutica! Noi cerchiamo personaggi funzionali alla radio: di conseguenza è automatico che poi abbiano passaggi radiofonici. L’unica cosa non scontata è che poi abbiano successo.

Quando le comunicano che i Modà hanno due date sold out allo stadio di San Siro come reagisce? E cosa pensa delle critiche al gruppo?
Una l’hanno esaurita in quindici giorni. La seconda sta andando benissimo. È molto semplice. I giornalisti radical chic fanno fatica a riconoscere che un gruppo come i Modà fanno musica. Per loro sarebbero da torturare.

Se Caterina Caselli avesse una situazione analoga con un network radiofonico, facendo radio e la discografica a lei darebbe fastidio?
No, assolutamente. Purtroppo quando si parla di conflitti d’interesse si parla di invidie e gelosie. Mi sveglio al mattino, bevo un bicchiere d’acqua e partono subito le invidie e le gelosie. Ma non me ne importa nulla. E comunque la Caselli fa delle figate, io non sono capace.

L’ultimo speaker arrivato è Platinette.
No, è arrivato Mauro Coruzzi!

È Coruzzi che sposa la filosofia di Rtl o viceversa?
È Coruzzi che sposa la filosofia di Rtl 102.5. Noi non sposiamo la filosofia di nessuno.

Coruzzi porta il suo “mondo” e la sua esperienza, come ha fatto il Conte Galè con successo.
Ma certo. Con garbo. Dico sempre a tutti che l’azienda mette a disposizione un microfono grazie al quale si amplifica la parola, una risata, un’espressione. E questo merita rispetto, ci vuole responsabilità.

Quanto conta avere una frequenza unica nel frastagliato panorama dell’Fm?
Mi sono accorto che c’era Isoradio, la radio della Rai con un’unica frequenza e mi sono detto: se lo fa la Rai posso farlo anch’io. Credevo fermamente dell’importanza di una frequenza unica a differenza dei partecipanti dell’associazione radiofonica; tutte le altre radio erano sparse in mille frequenze. Quando poi sono arrivati i grandi numeri dell’ascolto mi hanno detto che non avevo avvisato nessuno.

Cosa ne pensa dell’ingresso di Mediaset nelle reti di Finelco (Radio 105, Montecarlo, Virgin, Mc2)?
Se vuole una risposta politica le dico che penso sia un bene e mi auguro che grazie al loro ingresso si possa stare bene tutti. Lo dicevo anche quando il gruppo Espresso è entrato in RadioDeejay e Capital. Mi auguro solo che non mettano insieme solo dei numeri da vendere altrimenti siamo sempre al vecchio gioco della vecchia repubblica. Bisogna vendere le specifiche delle radio. L’unica preoccupazione è nelle tecniche di vendita. Quello che ha fatto Mediaset con Finelco è da fotografare: sono un’azienda da migliaia di miliardi e non credo che rompano le palle per una fettina così piccola di business.

Con 101 Mediaset si è trovata nelle sabbie mobili. Perché secondo lei Hazan ha accettato di vendere?
Gira e rigira è sempre business. So che è restato all’interno del nuovo gruppo e che ha chiuso la concessionaria di pubblicità. L’esperienza di 101 è stata la peggiore dell’anno trascorso: c’era un vuoto di gestione. Aveva una personalità precisa fintanto che la gestiva Mandelli. Poi ha avuto un paio di cambiamenti sino ai tempi attuali.

Secondo lei sono vere le voci di un possibile disimpegno del Gruppo DeBenedetti dalle radio?
Non credo sia possibile. Il gruppo Espresso è stato l’unico – in questo Paese – che ha davvero creduto nella radio. Tanto di cappello.

Lei non vuole impegnarsi con un canale televisivo?
Mai. Noi abbiamo fatto crescere la radiovisione. Ha la sua collocazione. Ci sono ancora Mtv e altre tv musicali. Nei locali è molto seguita, evidentemente soddisfiamo le esigenze. È solo questo il problema: per la gente e con la gente; non funziona “ti impongo questo”. Grandi numeri significa popolare: il nostro claim è “very normal people”.

Di chi è stata l’idea del vostro – efficace – slogan?
Della prima agenzia qualificata e professionale con la quale abbiamo lavorato; prima non avevamo le risorse. È stato fondamentale perché non riuscivo a mettere a fuoco il claim. Ho sempre invidiato quello di RadioDeejay, “one nation, one station”: sono stati loro a dare per primi una connotazione particolare dell’emittente.

Da poco vi occupate anche di Radio Zeta.
Ecco, “Radio Zeta balla la vita”: facciamo ballare la vita, altro claim. Vogliamo fare qualcosa di italiano. Io credo fortemente nell’Italia: siamo stati a fianco di Expo anche nel momento in cui sono venuti fuori i grandi scandali. Siamo stati contenti del successo di Expo: se hai un’opportunità nella vita saresti scemo a sciuparla. RadioZeta è una radio molto musicale, ci sono solo due notiziari e molti speaker di Rtl 102.5. Crediamo molto nel marchio RadioZeta e ci lavoreremo molto nei prossimi mesi.

Chi è oggi il competitor di Rtl 102.5?
Non ho il tempo per pensare chi ho dietro di me. Sento l’alito sul collo, questo si (e mi infastidisce molto, soprattutto negli ultimi anni). So che sembro una persona prepotente.

Forte dei suoi ascoltatori, ha mai ricevuto una chiamata dalla Rai per dirigere una radio?
Mai. Con mio grande piacere. Quando il mercato delle radio aveva ancora molta mobilità anche noi abbiamo ricevuto diverse telefonate, anche da Mondadori. Ma il nostro gruppo ha ancora tanto da fare.

Rtl 102.5 si può definire artigianato.
Senz’altro. Se entra un grande gruppo editoriale poi arrivano i manager. E oggi i manager – guardando anche quello che succede in televisione – non è che… La radio bisogna gestirla e fare crescere le persone. Quelle che sono con me sono persone serie, cresciute con me. Alla Rai ci sono state poche innovazioni rispetto alle radio private dove i cambiamenti sono stati enormi.

L’intervista si conclude con l’ascolto – attraverso lo smartphone di Suraci – dell’ultima hit dei Pooh, del quale è orgoglioso ed entusiasta perché, dice, “ho dato qualche suggerimento sull’arrangiamento”.

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